BY REPERTORIOSALUTE · 14 LUGLIO 2014
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Intervista - a cura di Daniele Ranieri - a Fulvio D’Orsi - Direttore del servizio Spresal ASL Roma C – Coordinatore del Gruppo Tecnico delle Regioni sullo Stress Lavoro-correlato –
Cos’è il Gruppo Tecnico delle Regioni?
Nel 2010, nell’ambito del Coordinamento Tecnico Interregionale, si è deciso di mettere a punto una posizione comune tra tutte le Regioni sulla tematica dello Stress Lavoro-correlato, per quella che era la rappresentanza delle regioni in seno alla Commissione Tecnica Consultiva. La Commissione Tecnica Consultiva, presso il Ministero del Lavoro, doveva predisporre le indicazioni (linee di indirizzo) sulla valutazione dello Stress Lavoro-correlato e quindi rispetto a quelle il Gruppo Tecnico è nato inizialmente per formulare una proposta delle Regioni da portare in seno alla Commissione.
Dopo che le indicazioni sono uscite il gruppo è rimasto in piedi.
In una prima fase per dare delle indicazioni interpretative, con la logica di fare in modo che quella norma fosse applicata nella stessa maniera dalle varie ASL. Il gruppo ha prodotto un documento di indirizzo, di interpretazione, redatto sotto forma di FAQ (domande), che desse risposte ai dubbi interpretativi piu’ comuni.
Successivamente il gruppo ha messo in piedi un progetto formativo, per cui sono stati formati su questa tematica, in collaborazione con l’INAIL, un certo numero di operatori per ogni regione, sempre con l’obiettivo di cercare di avere comportamenti univoci, una lettura univoca di quello che era questo tipo di tematica.
Oggi il gruppo è ancora in piedi per una cosa un pochino più ambiziosa. Siamo nel biennio dell’unione europea sul tema dello SL-C e in Italia è stato approvato dal Ministero della Salute un progetto – unico progetto approvato - che vede insieme 16 regioni e l’INAIL con l’obiettivo di approfondire questa tematica. Da un lato sviluppare strumenti - a supporto delle aziende - sulle metodiche di valutazione del rischio e sulle individuazioni delle azioni di miglioramento che possono essere fatte in un luogo di lavoro. Dall’altro fare un indagine ( la parte delle regioni) in un campione di aziende italiane per capire realmente cosa è successo su questa tematica, se è un rischio che viene oggi in qualche maniera preso in considerazione, valutato e corretto.
Il Gruppo Tecnico ha raggiunto l’obiettivo di omogeneizzare, di armonizzare le varie interpretazioni, le varie modalità di intervento nelle diverse regioni o ci sono ancora resistenze, dubbi?
Considerando che quando siamo partiti c’erano delle posizioni assolutamente molto disparate, adesso invece si comincia a parlare un linguaggio comune, che è stato anche un po’ il punto di mediazione tra alcuni orientamenti che erano diversi, come quello della Lombardia, della Toscana. In qualche maniera si è creato indubbiamente un denominatore comune di interpretazione.
La materia è una materia complicata. Se qualche anno fa parlare di rischio SL-C sembrava una cosa “lunare”, oggi questo discorso è digerito. E’ vero pero’ che nel nostro paese c’è una tendenza, una spinta a fare della valutazione del rischio un momento in cui su un pezzo di carta si scrive che “ il rischio non c’è” e non uno strumento con cui si capisce cosa si puo’ fare per tenere sotto controllo quel rischio, per lavorare correttamente, con fini produttivi, ma senza che questo rappresenti un danno per la salute del lavoratore. Nel campo dello stress questo è ancora piu’ complicato. In questo caso non è che parliamo di esposizione a un rischio definito (come ad es. il rumore), ma parliamo di un qualcosa che inceppa l’organizzazione del lavoro e che quindi è un problema di salute per il lavoratore ma anche un problema di incapacità produttiva per l’azienda e quindi dovrebbe essere un obiettivo condiviso tra azienda e lavoratore, rispetto al quale, soprattutto su questo aspetto culturale, noi siamo un pochino piu’ indietro nello scenario europeo.
Possiamo quindi dire che la metodologia di lavoro del Gruppo Tecnico Interregionale ha comunque una sua positività. Si potrebbe allargare anche su altri temi?
Questo in gran parte esiste. La novità del Gruppo Tecnico è questa. E’ dal 1994, da quando cioè uscì il D.Lgs.626 - da quando c’è stata la necessità di adeguarsi allo scenario delle direttive europee - che le regioni lavorano con Gruppi tecnici che danno linee di indirizzo su queste tematiche.
La novità del D.Lgs.81 è stata quella di dare una dignità istituzionale alle linee guida, prevedendone però anche un percorso istituzionale. Per cui la proposta fatta dalle Regioni finiva per essere approvata dalla Commissione Consultiva. Tutto questo, se da un lato ha dato una valenza forte, dall’altra parte però ha anche rallentato questo percorso, per cui poi alla fine di vere e proprie indicazioni reali ne sono uscite abbastanza poche. Lo stress è stato, da questo punto di vista, una delle eccezioni ( un'altra ha riguardato anche quella dei rischi fisici). Le regioni hanno prodotto una indicazione, in maniera strutturata, portata alla Commissione consultiva. Si è portato avanti questo sforzo di dare indicazioni, da condividere sul piano nazionale.
Queste linee guida ricadono poi sul territorio, sulle aziende, sui lavoratori e ovviamente sui servizi Spresal che devono agire in coerenza con queste linee guida. Quali difficoltà hanno i servizi di prevenzione ad operare su questo rischio particolare?
Sul rischio SL-C si paga anche un problema di mancanza di professionalità. Per quanto buona parte di quella che è la nostra attività di controllo, è un attività che entra nel merito delle procedure, del livello di coinvolgimento dei lavoratori, cioè del rispetto degli elementi di legge. Però questo è un rischio di natura psicosociale, che richiede una professionalità specifica nei servizi. Per poter trattare questi rischi, per poter individuare le carenze di misure preventive o prescrivere misure preventive da adottare, è necessaria una specifica professionalità, che solo adesso comincia un pochino a nascere (cioè lo psicologo del lavoro dei servizi ), ma su questo siamo abbastanza indietro.
Questo si cala comunque in uno scenario generale che è abbastanza difficile in tutte le regioni.
In questi anni, in cui l’attenzione è stata dedicata alla tematica dei costi, l’area della prevenzione è quella che ha subito le penalizzazioni maggiori da questo punto di vista.
Noi abbiamo da un lato un problema di carenze di risorse, che è stato sempre un po cronico ma che in questi ultimi tempi si è aggravato, e dall’altro abbiamo anche un problema di carenza di attenzione, di valore attribuito a quello che è il nostro lavoro. Lo scenario è che l’attenzione a questa tematica si è estremamente diminuita. In questi ultimi anni il tema della sanità è stato il tema del contenimento dei costi con quelle che erano le esigenze piu’ urgenti, che in fondo sono quelle dell’assistenza.
Forse si potrebbe fare anche un'altra riflessione. In qualche modo noi continuiamo ad avere un modello che in fondo è quello che è nato nell’Italia degli anni 70, in cui c’era uno scenario dal punto di vista produttivo completamente diverso da quello che è oggi, cioè quello delle grandi aziende, fortemente sindacalizzate, che concentravano non solo la maggior parte del lavoro ma soprattutto la maggior parte dei rischi .
Oggi siamo in uno scenario, invece, dove tutto questo non esiste piu’. Il lavoro è parzializzato in aziende microscopiche. La piccolezza dell’azienda non significa piccolezza dei rischi ma al contrario, non soltanto dal punto di vista dell’infortunio ma anche dal punto di vista delle tecnologie, quelle piu’ disparate – dalle nano tecnologie o meno – che si utilizzano nelle realtà piu’ semplici (es quello che puo’ essere un autolavaggio) .
Quindi è uno scenario estremamente parcellizzato dove un modello come il nostro, che in fondo è un modello imperniato sulla presenza sul territorio e quindi la capacità di rispondere ad una domanda che era quella che veniva dal mondo sindacale, dai lavoratori e quindi avendo anche le professionalità all’interno per risolvere quel problema che veniva posto nella sua specificità . Oggi non riesce a star dietro a una tematica che è invece quella di una realtà diffusa in migliaia di aziende diverse, per le quali servirebbe invece una indicazione univoca. Cioè un qualcosa che semplifichi il percorso della prevenzione e dica, ad es in tutte le carrozzerie, oggi si fa così. Questo è quello che deve essere fatto, questo è quello su cui un azienda è eventualmente controllata. Quindi una semplificazione e soprattutto la possibilità da parte di qualcuno di dare indicazioni centrali, univoche. Qui abbiamo un vuoto che è a livello delle direzioni regionali, un vuoto che è a livello di Ministeri, in cui poi ogni servizio finisce per fare quello che vuole.
| GRUPPO DI LAVORO |
In relazione alle disposizioni normative (art. 28 D.Lgs 81/08 s. m. i. in tema di valutazione dello SL-C), il Comitato tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro ha ritenuto necessario attivare uno specifico gruppo di lavoro, affidandone il coordinamento alla regione Lazio. Hanno dato la loro adesione Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto. Il gruppo si è insediato il 16 .12.2009. In tale data è stata individuata la documentazione di riferimento, compresi gli indirizzi e le proposte già elaborate dalle singole regioni, ai quali il gruppo si è ispirato per la predisposizione della guida operativa.
| VALUTAZIONE E GESTIONE DEL RISCHIO DA STRESS LAVORO-CORRELATO | GUIDA OPERATIVA – Coordinamento Tecnico Interregionale |
Il “Comitato tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro” ha attivato uno specifico gruppo di lavoro, ed ha approvato nel 2010 la “Guida operativa per la valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato”.
| INDICAZIONI PER LA CORRETTA GESTIONE DEL RISCHIO E PER L’ATTIVITÀ DI VIGILANZA ALLA LUCE DELLA LETTERA CIRCOLARE DEL NOVEMBRE 2010 DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI |
Il “Comitato tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro” ha approvato nel febbraio 2012 un nuovo documento elaborato dallo specifico Gruppo di lavoro, che, sotto forma di FAQ, fornisce risposte puntuali e sintetiche ai numerosi interrogativi sorti in relazione all’attuazione pratica delle indicazioni della Commissione consultiva, cercando di mettere a fuoco i requisiti minimi perché una valutazione dello stress lavoro-correlato possa considerarsi corretta e costituisca un efficace strumento di miglioramento delle condizioni di lavoro.
Il Centro SLC Lazio mette a disposizione degli utenti una versione interattiva del documento, che potrete consultare cliccando qui.

